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Keep in a safe place 07 ” Marco , il ragazzo che aveva per corde di chitarra cieli e nuvole lontane ” parte 1 di 3
Pubblicato da fedegiov69 in Keep in a safe place il 31 agosto 2008
L’amicizia fraterna è una luminosa goccia d’orizzonte nella
quale inciampi all’improvviso .
Perché essa non può mai essere frutto di un calcolo o di una
ricerca , perché nessuna equazione ti porterà mai al suo splendore , nessuna
volontà di essere , avere o pretendere potrà mai portarti ad altro che non sia
una sterile circostanza , un abbraccio degenere , o un sorriso dipinto su di un
cartone umido.
E nessun sogno saprà mai mettere la tua ombra su quella
strada , nessun sogno saprà mai indicarti dove e quale sia la porta alla quale
bussare , potrai soltanto intuire che , da qualche parte , nell’immenso gioco
di stelle e vite c’è un angolo che non ha svolte , e che non si perde nelle
ombre dell’oltre e del forse .
Non puoi corrergli incontro , non puoi camminargli parallelo
e non c’è acquisto o baratto possibile , deve essere lui a trovarti , e tu puoi
soltanto restare in piedi ad osservare ciò che il mare porta a riva , tu puoi
soltanto attenderlo , aspettare che quell’angolo regali la prospettiva alle
poche dimensioni dei tuoi pennelli .
Io sono stato trovato poco oltre lo sgraziato suono di un
vecchio campanello.
Ed è stato nel tempo che occorre ad un vetusto , pesante , portone
di legno di aprirsi appena un po’ , nel suono e nel fiato di una luce calda ed
improvvisa , di uno spiraglio aperto , di quella luce d’estate che doveva far entrare un
ragazzo , un obiettore di coscienza , nel grembo di un anno di servizio civile.
Ancora oggi , in questa declinante estate di un futuro ,
allora , inimmaginabile , ricordo con divertito, sereno e autentico affetto , l’indugiare sulla soglia di questo giovane
ragazzo e , soprattutto , le sue parole …. le sue frasi d’esordio legate assieme dal filo di un entusiasmo non
esattamente contagioso … come tutte quelle persone che si trovano a dover
affrontare una dimensione della quale non conoscono ancora del tutto i confini
, certo … ma anche come tutti coloro che
si chiedono se davvero , in quella nuova
dimensione , ci sia oppure no un margine
per esprimere una idea , un cambiamento , una verità , un fatto .
O per essere autenticamente se stessi , e non come
privilegio o concessione altrui , ma come diritto e come dono .
Perché il semplice essere se stessi possa essere una risorsa
, una opportunità , una ricchezza , per te e per la realtà nella quale ti trovi a
camminare , perché il silenzioso essere possa avere la dignità di illuminare
quell’ombra dalla voce , soltanto colorata , che è l’apparire .
Questa sera so che quei dubbi e quelle speranze
appartenevano anche a me , non mi erano sconosciuti , e so che ognuno , in modi
e tempi diversi , ha avuto le proprie risposte .. si è inevitabilmente
incontrato o scontrato con esse … risposte belle e inattese … risposte brutte e
temute ma , in fondo , nient’altro che
vita … quella che mette ai tuoi piedi un
punto interrogativo come fosse un tappeto di cocci di vetro , o quella che
lascia un punto esclamativo attorno al tuo collo come fosse una sciarpa calda e
confortevole .
Riflettendo con un pizzico di malinconia oggi so che , a volte , domanda e risposta convivono già
nella stessa situazione e nel medesimo
istante , inevitabilmente intrecciate e altrettanto inevitabilmente
inestricabili …indifferentemente vere e false , affermative o negative allo
stesso tempo…ognuna chiave e serratura dell’altra… ed ebbi modo di sospettarlo
anche allora , trovandone prova nel secco e piatto sorriso che accolse , poco
oltre me , l’indugio e le parole del nuovo obiettore a nome Marco .
Mentre venivo invitato a far da cicerone al nuovo venuto nel
centro di prima accoglienza , allora non potevo ancora sapere che quel sorriso
appeso ad un chiodo malfermo , quasi fosse una scolorita stampa di inizio
secolo dalla cornice dorata , ma pericolosamente inclinata ed assai piena della
polvere di una soffitta oscura , apparteneva proprio ad una delle pochissime
persone ( assolutamente non più di due o tre ) che , in vita mia , sarebbero poi state capaci di chiedermi scusa
per qualcosa di importante .
In questi istanti di fine agosto , ancora rumorosi di afa e
di giorni buttati via ( i miei come quelli di tanti altri in questa stagione
del resto ) , mi domando se
l’inevitabile “qualcosa “ o “ qualcuno “ col quale prima o dopo dobbiamo
confrontarci abbia davvero in se , e in quale misura , la dignità del
riconoscere una colpa od un errore commesso nei tuoi confronti… oppure se tutto quello che puoi aspettarti non è
altro che una parola , una convenzione sociale come un’altra , usata più per
non sentirsi sporchi , per non aver pesi , che per offrire davvero il dono del
riconoscimento di una propria mancanza .
Temo però che oggi , esattamente come allora , in quei tempi di
vagabondi e piatti vuoti , di abbandonati e prostitute , di rifiutati e pizze
fredde , questa mia piccola riflessione sia ancora oziosa , senza una reale e
convincente risposta o , semplicemente
, senza alcuna soluzione possibile .
Ma adesso , rispetto al me di allora , c’è qualcosa di più ..perché c’è ben altro al di là di ciò che non si sa se
mai avrà logica o sentenza , al di là di riflessioni che forse non offrono
sentieri praticabili fin dalla notte dei tempi .
Perché a differenza di quei giorni lontani , e non sempre facili , nel mio piccolo scrigno
di risposte oggi posso dire di avere verità per altre domande , per domande
ancora più importanti e decisive , nelle quali non ho più bisogno di inseguire alcun
filo nella matassa .
Verità che , allora ,
non sospettavo potessero davvero
muoversi per le caotiche strade del mondo , tanto che mai avrei potuto
immaginare che , una delle più belle e
importanti verità della mia intera vita , potesse essere distante da me il
semplice trillo di un campanello.
Mentre quel giorno facevo camminare quel nuovo “ collega
obiettore “ per scale silenziose , mentre gli facevo vedere dove erano camere e
stanze di lavoro … non avevo idea che , invece , accanto a me camminava molto
più questo…ancora non sapevo che era molto più di un ragazzo o di un nuovo
collega….perché vicino a me camminava un dono e una verità… una verità di nome
Marco….colui che sarebbe stato , allora proprio come oggi e come sempre , il
più grande e fraterno amico della mia vita….
Lou Sedgwick 2008